top of page

Antonio Corradini (detto Il Velista)

Antonio Corradini nacque a Venezia (secondo alcuni ad Este) nel 1688 da Bernardo Coradin e Giulia Gatolin (il nome con cui è oggi noto è dunque una italianizzazione del cognome originario, come - del resto- era d'uso all'epoca; persino Vanvitelli padre era olandese e, in realtà, si chiamava Van Wittel).

​

Attivo a VeneziaViennaRoma e infine a Napoli, dove lavorò al servizio di Raimondo di Sangro nel cantiere della cappella Sansevero, Corradini è principalmente ricordato per la sua maestria nell'esecuzione di figure velate, al punto da meritarsi l'appellativo di "Velista").

 

Tra le sue sculture principali si ricordano il monumento a Johann Matthias von der Schulenburg, il gruppo della Pietà e la statua velata della Pudicizia nella Cappella Sansevero, nonché il Cristo Velato - di cui fabbricò il bozzetto in terracotta oggi custodito nella Certosa di San Martino di Napoli - che però non potè scolpire a causa della prematura morte.

​

Antonio Corradini.jpg

Giovanissimo, andò a bottega dal maestro Antonio Tarsia, scultore veneziano del quale sposò poi la figlia Maria, da cui ebbe numerosi figli.

​

La prima opera documentata del Corradini risale al 1709, quando partecipò alla decorazione della chiesa di San Stae a Venezia insieme ad altri scultori veneti; lì eseguì la Fede (con velo sugli occhi), "che è una cosa che ha fatto stupire tutta la città, a riuscire ed uscire con tanta grazia d’un tal impegno, di far con il marmo apparire un velo trasparente, oltre la figura tuttavia graziosa, ben vestita e ben disegnata" (lettera di Antonio Balestra, Natale 1717), il Redentore e la Speranza.

​

In quello stesso anno, il Corradini stette a bottega, per qualche mese, da Giovanni Bonazza, in quel di Padova: il breve soggiorno influì però sia sulla ricerca del giovane artista circa la naturalezza del drappeggio nelle vesti, sia nel ricreare volti con gli occhi socchiusi (tipici del maestro padovano).

 

Del 1713 è invece la Sant'Anastasia in San Donato a Zara, opera dopo la quale Corradini conobbe un effettivo decollo artistico, sancito con l'esecuzione del monumento a Johann Matthias von der Schulenburg di Corfù. Seguì la produzione della sua prima figura velata, genere al quale il nome del Corradini è indissolubilmente legato: si tratta della Fede velata, compresa fino al 1856 nella collezione veneziana dei Manfrin e poi scomparsa. Successivamente eseguì per il duomo di Gurk la Fede, la Speranza e il rilievo con la Morte di sant'Emma.

​

Del periodo tra il 1718 ed il 1723 sono i gruppi scultorei dei Centauri ancora oggi presenti a Dresda (all'epoca, capitale della Polonia): Nesso e Deianira ed il secondo gruppo Eurito e Ippodamia. Originariamente posti all'imboccatura del porto, si trovano oggi nel Grosser Garten, insieme ad altre statue - tra cui Il Tempo scopre la Verità - che furono commissionate dal Re di Polonia Augusto II il Forte.

Altre statue commissionate dal Re di Polonia furono poi vendute nel 1738 ed attualmente sono esposte in parte al Victoria and Albert Museum di Londra (UK) ed in parte nel Castello di Ferrières-en-Brie, in Francia. Un'ultima statua, Arianna e Bacco, è situata adesso in un giardino privato di una dimora scozzese.

​

In quegli anni scolpì anche un’altra donna velata, la Fede, collocata in una delle sale del palazzo reale La Granja a San Ildefonso in Spagna, dono del Nunzio Apostolico Aldobrandini alla Regina Isabella Farnese.

​

Divenuto nel 1721 scultore ufficiale della Serenissima, terminato l'incarico per Augusto II di Polonia nel 1723 eseguì il gruppo della Pietà, opera unanimemente considerata il capolavoro dei suoi esordi.

In seguito scolpì un Trionfo dell'eucaristia per il duomo d'Este, per poi ricevere la nomina di «proto per i restauri della Scala dei Giganti a Palazzo Ducale»; l'intervento di restauro, iniziato nel 1725, interessò la scala dei Giganti e l'arco Foscari, al quale Corradini aggiunse la statua della Prudenza in sostituzione di una scultura del Quattrocento poi scomparsa. Nel 1722, invece, Corradini si vide affidare la soprintendenza della demolizione del vecchio Bucintoro e della decorazione della nuova imbarcazione, progettata da Stefano Conti; anche se la nave venne distrutta nel 1797, sappiamo com'era fatta grazie all'esistenza di alcuni frammenti e di un modellino ligneo, grazie ai quali possiamo attribuire al Corradini la paternità delle due Muse e della porta su cui è intagliato San Marco con il leone.

​

La commissione di alcune sculture per la fontana del Hoher Markt a Vienna spinse il Corradini a trasferirsi in Austria, dove la sua presenza è documentata dal 5 agosto 1731. Assai rapidamente lo scultore si attrasse la benevolenza della corte di Vienna, che l'11 maggio 1733 lo nominò scultore di corte in sostituzione del defunto Konrad Rudolf, con stipendio di millesettecento fiorini più cinquecento fiorini per indennità di alloggio. Tra gli interventi corradiniani di questi anni si segnalano le sculture per la tomba di San Giovanni Nepomuceno nel duomo di Praga, eseguite tra il 1733 e il 1736 con l'aiuto di Joseph Emanuel Fischer von Erlach, e la costruzione del Hetztheater, un teatro in legno e stucco destinato ad accogliere spettacoli di combattimenti tra animali.

Con la morte dell'imperatore Carlo VI nel 1740, della moglie nel 1741, di Fischer von Erlach nel 1742 e con l'affermarsi dello scultore Georg Raphael Donner, Corradini entra in un periodo di crisi. Malgrado fosse stato riconfermato scultore di corte dalla nuova monarca Maria Teresa, Corradini rimpatriò trasferendosi a Roma, ove giunse «vestito da Maresciallo per essere stato assai applaudito nel suo mestiere in Germania», usufruendo di una speciale licenza regia che lo obbligava a fare ritorno in Austria (ovviamente non rispettata); non sappiamo con esattezza la data esatta del suo arrivo nell'Urbe, ove la sua presenza è documentata dal 1º febbraio 1743. A Roma, in ogni caso, Corradini si dedicò a scolpire la Vestale velata, rimasta invenduta per il prezzo eccessivo o, forse, per l'invidia dei Romani; la statua, comunque, si guadagnò le lodi del pretendente al trono d'Inghilterra Giacomo Stuart, che 1º settembre del 1743 poté ammirarla nello studio dello scultore, ubicato «in uno dei vicoli per cui si entra a Palazzo Barberini». Fu inoltre coinvolto nel restauro statico della cupola di San Pietro, per la quale progettò otto modelli di statue colossali con cui caricare i contrafforti di tamburo della cupola per renderli più resistenti alla forza centrifuga; le sculture non vennero poi più eseguite a causa del giudizio sfavorevole di Luigi Vanvitelli, che era il soprintendente del restauro.

 

La Pudicizia della cappella Sansevero è l'ultima opera eseguita dal Corradini.

Il 1744 fu un anno di profondo fermento artistico per Corradini, impegnato nell'esecuzione di due Angeli che reggono lo stemma di Giovanni V del Portogallo per la Chiesa di San Rocco a Lisbona e nella realizzazione del Monumento a Benedetto XIV nella sala Alessandrina del palazzo della Sapienza. Lo scultore, in questo modo, conobbe uno sfolgorante successo, tanto che il 20 maggio 1747 addirittura il pontefice si recò nella sua bottega per ammirare un Cristo marmoreo «eccellentemente scolpito» che Corradini stava realizzando. Siccome nella pasqua del 1748 la sua casa a via Felice risultava «spigionata», possiamo presumere che tra la fine del 1747 e i primi mesi del 1748 il Corradini lasciò Roma.

​

Lasciata Roma, il Corradini si recò a Napoli, dove venne assunto al servizio di Raimondo di Sangro, settimo principe di Sansevero. Proprio in quegli anni il Principe stava ponendo mano all'arricchimento della chiesa di Santa Maria della Pietà, con l'idea di farne un mausoleo dei di Sangro e di arricchirlo di opere di grandissimo pregio.

Stabilita un'immediata intesa con Raimondo, Corradini venne nominato co-ideatore ed esecutore del progetto iconografico per la cappella Sansevero, come divenne poi noto il tempio gentilizio. Ebbene, per il mausoleo disangriano lo scultore eseguì quattro opere: la statua del Decoro, dove la virtù è personificata da un giovane seminudo con i fianchi coperti da una pelle di leone, il monumento a Paolo de' Sangro e a Giovan Francesco de' Sangro, e infine la Pudicizia, la sua ultima e più celebre opera, dove la madre di Raimondo veste i panni di una donna ricoperta da un velo marmoreo trasparente di notevole pregio. Allo scultore venne commissionata anche l'esecuzione del Cristo velato, del quale realizzò un bozzetto in terracotta: la statua venne poi scolpita da Giuseppe Sanmartino a causa della prematura morte del Corradini, scomparso il 12 agosto 1752 «dum reliqua huius templi ornamenta meditabatur» («mentre meditava sugli altri ornamenti di questo tempio»), come riporta il basamento della Pudicizia.

​

​

BIBLIOGRAFIA:

-A. Riccoboni, Sculture inedite di Antonio Corradini, in "Arte Veneta" 1952, n. 6.
-C. Semenzato, La scultura veneta del Seicento e del Settecento, Venezia 1966. 
-A. Nava Cellini, La Scultura a Venezia, in La Scultura del Settecento, Torino 1982.
-B. Cogo, Antonio Corradini. Scultore veneziano 1688-1752, Este 1996.
-S. Zanuso, Antonio Corradini, in La scultura a Venezia da Sansovino a Canova, a cura di A. Bacchi, Milano 2000.
-T. Hodgkinson, Two garden sculptures by Antonio Corradini, in "Victoria and Albert Museum Bulletin", IV, London 1968.
-G. Pavanello, La scultura, in Storia di Venezia. Temi-L'Arte, a cura di R. Pallucchini, Roma 1995.

-H. Grandsart, Ferrières découverts, in "Connaissance des Arts", 1997, 535. 
-M. De Vincenti, "Piacere ai dotti e ai migliori". Scultori classicisti del Primo '700, in La scultura veneta del Seicento e del Settecento. Nuovi Studi, a cura di G. Pavanello, Venezia 2002.

- Fondo Fiocco della fototeca dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini

- R. Vodret Adamo, Corradini (Coradin) Antonio, in Dizionario biografico degli italiani, XXIX, Roma 1983.

M. J. Herrero Sanz, Localización de las esculturas del Palacio Real de La Granja de San Ildefonso según los Inventarios Reales, “Reales Sitios”, XXXVII/144, 2000.

- M. Klemencˇic, Antonio Corradini: appunti e proposte - Atti del Convegno

​

Pure like an #angel #naples.jpg

Chi Sono

Non sono una guida, né un architetto, ma un avvocato napoletano innamorato della mia città, della sua bellezza, della sua storia.

Non ho alcun collegamento con la proprietà della Cappella Sansevero e l'amministrazione della parte museale e delle relative visite.

Quel che vi propongo è quel che amo: spero che vi innamorerete anche voi.

 

Iscriviti alla Mailing List

Grazie! Ti informeremo ad ogni aggiornamento

Contatti:

​

bnbnaples@gmail.com

(h) (+39)0815519978

(m) (+39)3936156153

© 2020 by BnB Naples.

  • White Facebook Icon
bottom of page